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Primavera nera
Io sono lo spazio nero in cui irrompono le gemme con angoscia - Henry Miller -
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L'inconveniente di essere nati - Emil Cioran

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"Da quando sono al mondo" - quel da quando mi pare gravato di un significato così spaventoso da diventare insostenibile.

Noi non corriamo verso la morte, fuggiamo la catastrofe della nascita, ci affanniamo, superstiti che cercano di dimenticarla. La paura della morte è solo la proiezione nel futuro di una paura che risale al nostro primo istante.

La prova migliore di quanto l'umanità stia regredendo è l'impossibilità di trovare un solo popolo, una sola tribù, in cui la nascita provochi ancora lutto e lamenti.

So che la mia nascita è un caso, un incidente risibile, eppure, appena mi lascio andare, mi comporto come se fosse un evento capitale, indispensabile al funzionamento all'equilibrio del mondo.

Aver commesso tutti i crimini, tranne quello di essere padre.

Il vero contatto tra gli esseri si stabilisce solo con la presenza muta, con l'apparente non comunicazione, con lo scambio misterioso e senza parole che assomiglia alla preghiera interiore.

[...]ogni malessere non è altro che una esperienza metafisica abortita.

Ho tutti  i difetti degli altri, eppure quello che fanno mi pare inconcepibile.

Avremmo dovuto essere dispensati dal trascinare in corpo. Bastava il fardello dell'io.

Era al di sopra di tutti , ma questo non dipendeva da lui: aveva semplicemente dimenticato di desiderare...

Esistere sarebbe un'impresa assolutamente impraticabile se smettessimo di attribuire importanza a ciò che non ne ha.

Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale il talaltro, quanto per quello di vomitarlo.

Non volere essere più uomo. .. sognare un'altra forma di degradazione.


11:03



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Uccidere è proibito, quindi tutti gli assassini vengono puniti, a meno che non si uccida su larga scala e al suono delle trombe. 
                                              
 Voltaire


21:55



La magrezza è il solo magnete

Body, Books, Immagini, Letteratura, Pensieri nel vento 1commenti

Recensione del libro 
Il cacciatore di anoressiche di Marco Mariolini

Mi sono interessata alla storia di Mariolini dopo aver visto “Primo amore”, film di Matteo Garrone. 
Marco Mariolini non è uno scrittore, lo precisa più volte nelle pagine del suo unico libro, ma è un uomo che rivela la sua personalità più oscura e mediante la scrittura emergere un grido di aiuto. Molti definiscono Il cacciatore di anoressiche un libro di autodenuncia, nel leggere io sento solo l’urlo disperato di un uomo che con lucidità vede ed esamina una parte di sé che non riesce zittire, a domare. 
La narrazione inizia con i ricordi più remoti dell’infanzia, con la descrizione dell’ambiente familiare, il ruolo soffocante della madre la quale teneva sotto controllo casa e figli, le esagerate aspettative scolastiche nei confronti di un figlio che primeggiava in classe. 
Marco cresce e l’attrazione verso corpi scarni si manifesta più marcatamente nell’adolescenza, indistintamente sulla sessualità. La magrezza è il solo magnete. 
Successivamente l’interesse ricade su soggetti femminili e così conosce la futura moglie. Pur avendo un peso non ridotto la sposa concordando un dimagrimento. In quel periodo divine un antiquario economicamente agiato, riesce ad avere due figli ma la vita sessuale con la propria moglie si riduce drasticamente perché solo un corpo veramente magro riesce a procurargli l’eccitazione. 
Ci sono altre donne di cui egli è attratto, con alcune ha storie più o meno brevi, l’unica costante è il peso, il poter vedere l’apparato scheletrico, il percorso venoso. 
Mariolini inizialmente non conosceva bene l’anoressia, identificava quelle donne come semplicemente magre, racchiudendole in un profilo psicologico che definisce tipico della malattia. 
Considera la propensione verso donne magre una perversione. Cerca una cura, frequenta psicologi e psichiatri, talvolta con ricoveri spontanei in reparti di psichiatria. 
Nella costante ricerca di donne rispecchianti i suoi canoni di peso conosce Monica, nel libro viene chiamata Barbara. Anche lei come la moglie non è abbastanza magra ma tra i due si sviluppa un vero rapporto amoroso. Concordano insieme il dimagrimento ma lo svolgimento della storia ha la conclusione tristemente conosciuta. 
Mariolini autodefinisce una perversione l’attrazione verso la magrezza, ad indurlo ad associarla al senso di patologico è un senso di colpa derivante dall’educazione materna ferrea. 
Ne sono la dimostrazione le esperienze con alcune donne che vengono raccontate nella parte finale, in cui sopraggiunge sempre un senso di frustrazione e bisogno di consolazione. 
Monica era ancora in vita quando il libro venne pubblicato, sarebbe stato interessante ampliare l’ultima edizione con intervista o un resoconto su quanto accaduto. 


16:05



L'uomo senza qualità - Robert Musil

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"Era colpa dell'età; a trentadue anni l'ira come l'amore ci mettono un po più di tempo a muoversi."


"L'intima sterilità, il mostruoso miscuglio di rigore nelle minuzie e d'indifferenza per l'insieme, la desolata solitudine dell'uomo in un groviglio di particolari, la sua inquietudine, la malvagità, la spaventosa aridità di cuore, la sete di denaro, la freddezza e la violenza, che contraddistinguono il nostro tempo, sarebbero secondo questi giudizi unicamente e semplicemente conseguenze del danno che un ragionare logico e rigoroso arreca all'anima!"


"Negli anni della maturità pochi uomini sanno, in fondo, come son giunti a se stessi, ai propri piaceri, alla propria concezione del mondo, alla propria moglie, al proprio carattere e mestiere e loro conseguenze, ma sentono di non poter più cambiare di molto. Si potrebbe sostenere persino che sono stati ingannati; infatti è impossibile scoprire una ragione sufficiente per cui tutto sia andato proprio così come è andato; avrebbe anche potuto andare diversamente; essi hanno influito pochissimo sugli avvenimenti, che per lo più sono dipesi da circostanze svariate, dall'umore, dalla vita, dalla morte di tutt'altri individui; e solo in quel dato momento si sono abbattuti su di loro. Quand'erano giovani la vita si stendeva loro dinanzi come un mattino senza fine, colmo di possibilità e di nulla, e già al meriggio ecco giungere all'improvviso qualcosa che pretende di essere ormai la loro vita; e tutto ciò è così sorprendente come vedersi davanti tutt'a un tratto una persona con la quale siamo stati vent'anni in corrispondenza, senza conoscerla, e ce la siamo immaginata completamente diversa. Ancora più strano, però, che quasi nessuno se ne accorga; adottano la persona che è venuta a loro, la cui vita s'è incorporata alla loro vita, giudicano le sue vicende ed esperienze ormai come le espressioni delle loro qualità, e il suo destino diventa merito o disgrazia loro."


"Se una persona ne ammira un'altra in tutto e per tutto, può accadere che il suo corpo le venga tolto, e che essa precipiti come un piccolo meteorite nel sole dell'altro corpo."


"I filosofi sono dei violenti che non dispongono di un esercito e perciò si impadroniscono del mondo rinchiudendolo in un sistema."


"Moosbrugger non credeva in Dio, bensì nella propria ragione. Le eterne verità egli le chiamava con disprezzo: Il giudice, il prete, il gendarme."


"Un uomo senza qualità non dice di no alla vita, dice "non ancora!" e si risparmia; questo l'aveva capito con tutto il corpo."


"La verità insomma non è un cristallo che si può mettere in tasca, bensì un liquido sconfinato in cui si casca dentro."


"Oggi infatti si vive divisi, e con parti intrecciate ad altre persone; ciò che si sogna è connesso col sognare e con quello che sognano gli altri; le nostre azioni sono interdipendenti ma ancor più dipendenti dalle azioni degli altri; e ciò di cui siamo convinti è in correlazione con altre convinzioni che noi solo in minima parte condividiamo: voler agire nella propria piena realtà è dunque una pretesa sommamente irreale."


12:35



Body, Books, Eros, Letteratura 0 commenti

"In preda a una foga smaniosa, Satake avrebbe voluto penetrarla ancora, sempre più a fondo, e senza rendersene conto le affondò il pugnale nel fianco. Udì il suo urlo di dolore e sentì che proprio in quel momento lei aveva raggiunto l'orgasmo, e si perse in un'estasi di piacere."

 Le quattro casalinghe di Tokio - Natsuo Kirino  


12:20



My first reading of 2014

Books, Letteratura 0 commenti

Allucinazioni - Oliver Sacks


15:00



Alda Merini, Books, Letteratura 0 commenti

Quando gli innamorati si parlano
attraverso gli alberi
e attraverso mille strade infelici,
quando abbracciano l’edera
come se fosse un canto,
quanto trovano la grazia
nelle spighe scomposte
e degli alti rigogli,
quando gli amanti gemono
sono signori della terra
e sono vicini a Dio
come i santi più ebbri.

Quando gli innamorati parlano di morte
parlano di vita in eterno
in un colloquio di un fine esperanto
noto soltanto a Lui.
Il loro linguaggio è dissacratore,
ma chiama la grazia infinita
di un grande perdono.


da Ballate non pagate - Alda Merini


13:09



Alda Merini, Books, Letteratura 0 commenti

Dolcissimo poeta
nato dopo la morte,
mio figlio sconsolato
ormai vecchio e sepolto
che gemi da morire
per lo stupro volgare,
ascolta:
con il silenziatore
mi hanno ucciso di fame
e poi di azzurra sete
di cose di infinito,
mi han messa a germogliare
in un vaso di seppie.

da Ballate non pagate - Alda Merini


13:05



Alda Merini, Books, Letteratura 0 commenti

Vieni a rapirmi e dentro questo ardente
Panorama di sogno a rinverdirmi.
Vieni allo spazio della vita mia,
Cambiamento di tempo: se sei uomo
Devi divaricare la mia mente,
Ma se sei donna non avrai salute
Né fame né ricordo maledetto.

Rammento solo che son fatta eguale
Al tuo fango e resisto al tuo costato;
Chiamami nume e poi chiamami Athena
Ma soprattutto chiamami tua donna,
O fiore di domanda doroso.


Alda Merini da Ballate non pagate


13:02



Alda Merini, Books, Letteratura 0 commenti

Rendimi i miei capelli,
non portarli con te nelle tue pene,
inebriami di baci, come statua
che abbia compiuto musiche maggiori.

O coscia del destino semiaperto,
lascia che ti ricami una chimera
sull’avambraccio
prima che la follia del tempo
divori le caviglie.

Sei nata donna
ma tu sei così oscura
come tranello in cui tema il piede
di orizzontarsi. Sei la mia dimora,
la dimora traslata dalle vigne
che fa tacere anche il pavimento.


da Ballate non pagate - Alda Merini


12:59



Alda Merini, Books, Letteratura 0 commenti

Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall'idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
voltarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l’amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell’uomo, che è la scienza mia.

da Ballate non pagate - Alda Merini


12:55



Per il mio Amore lontano... (da In culo oggi no - Jana Černá)

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Dimmi, per favore, che razza di assurdità è il fatto che non sei qui? Che razza di cretinata è il fatto che in questo momento non Ti posso baciare, che non mi posso stendere accanto a Te, che non Ti posso accarezzare, eccitare ed eccitarmi di Te, che non Ti posso eccitare con la bocca fino all’orgasmo e sentirTi nel ventre e poi ridere insieme a Te del fatto che la barba Ti puzza a tal punto che il bigliettaio in tram avrà un’erezione quando Ti bucherà il biglietto, che non ti posso dare da saccheggiare tutto il mio corpo dalle tette alla fica fino al culo perché Tu Te le fotta completamente, e obbligarTi, con la lingua abilmente introdotta nel culo, a venirtene con il volto deturpato in una smorfia, che non Ti posso sentire dentro di me quasi immobile in una bruciante tenerezza d’amore tesa fino al sentimento, che non Ti posso schiacciare l’uccello tra le tette e pulirle poi orgogliosamente dallo sperma appiccicaticcio? Perché, per la miseria, non c’è la Tua lingua nella mia fica, quando tanto fortemente e con veemenza ce la voglio, perché non avverto il solletico doloroso dei Tuoi morsi sulla pianta dei piedi, perché non posso mostrarti il culo perché Tu lo sfondi, lo morda, lo picchi e lo cosparga di sperma, perché non posso stare distesa accanto a Te e parlare con Te di qualsiasi cosa – della filosofia del sesso degli angeli – con naturale confidenza uno accanto all’altra e nel frattempo farTi una sega giusto così, per eccesso di vitalità?


Perché non posso spompinarTi e portare in bocca lo sperma alla Tua bocca perchè Tu lo inghiotta e Ti si blocchi un attimo in gola per via del suo sapere penetrante, che mi rimane sempre a lungo sulla lingua, sicché qualsiasi cosa mangio ha il sapore di un prodotto del Tuo uccello, e quando mangio pane e burro il sapore sembra quello di una scopata? Perché non posso metterTi con le spalle a terra e ficcarTi le tette in bocca perché Tu le ciucci con l’espressione di un lattante, a occhi chiusi e schioccando gustosamente la lingua sul palato? E perché poi non posso inginocchiarmi sopra di Te con la fica ben irrorata di sangue per l’arrapamento, e lasciarTela leccare e rovistare con le mani fino a che tutto il corpo ha una contrazione per lo spasimo e Ti piscio in bocca perché tutti i muscoli hanno ceduto?


Perché non sei qui per mettermi a pancia in giù e disegnarmi con le unghie sul culo decorazioni simili a quelle delle uova pasquali fino a farne zampillare piccole gocce di sangue? Gocce che si trasformerebbero in croste che sentirei sul culo per molti giorni ancora? Perché non sei qui a farmi un succhiotto nell’incavo della scapola, un succhiotto che mentre lo fai mi fai irrorare di sangue la fica fino a farla diventare dura come pane secco, tanto da fare rumore mentre scopa?



[...] perché non siamo poi distesi vicini, sazi e soddisfatti fino a grugnire, non ci teniamo per mano e non chiacchieriamo, non scopiamo poi di nuovo, questa volta con normalità così assoluta che ci è quasi estranea, io di sotto con le gambe alzate e Tu sopra di me al ritmo regolare di una posizione angelica nella quale  è possibile baciarsi e  l’unica perversione è la perversione delle lingue che si toccano, uno scopare che dura a lungo, ma non è faticoso e nel quale c’è la vicinanza più palpabile e più grande, uno scopare il cui ritmo è a tratti interrotto dalla quiete affinché il culmine venga rimandato di un altro istante, e non si tratta di parsimonia e la cosa avviene con l’accordo naturale di entrambi, uno scopare nel quale ci tocchiamo coi corpi così a lungo da appiccicarci e lo spazio tra noi due è così esiguo che non riusciamo neppure a infilarci una mano e a accarezzarci, uno scopare nel quale si insinua un po’ di convulsione solo poco prima di giungere al vero e proprio culmine.


23:09



Paranoia femminile

Books, Eros, Letteratura 0 commenti

In culo oggi no
Mi fa male

E poi vorrei prima chiacchierare un po’ con te
Perché ho stima del tuo intelletto

Si può supporre
Che sia sufficiente
Per chiavare in direzione della stratosfera


21 -12 – 1948

(In culo oggi no - Jana Černá)


23:00



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Giocavano tirandosi il glande
E le ghiande

Tiriamoceli anche noi

Ma attenzione
Se mi prendi nella figa
Partorirei un glande

Poi non avrei più bisogno di te
Sarebbe triste

E le lacrime gocciolerebbero in grembo 

(In culo oggi no - Jana Černá)


22:58



Poeta nero - Antonin Artaud

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Ti assilla un seno di vergine,
poeta nero,
poeta inacidito, mentre la vita bolle
e la città arde,
e il cielo si riassorbe in pioggia,
e la tua penna graffia al cuore della vita.

Foresta, foresta brulicante d’occhi
sui pinoli disseminati;
chiome di bufera, i poeti
inforcano cavalli e cani.

Gli occhi si infuriano, le lingue girano
il cielo fluisce nelle narici
come un latte nutriente e azzurro;
io sono appeso alle vostre bocche
donne, aspri cuori di aceto.


00:02



Raccapriccio - Antonin Artaud

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Era come se l’irrimediabile si fosse compiuto:

L’orrore era al suo culmine
Insieme alla disperazione
E allo sconforto.
E ciò si estendeva
A tutta la mia vita spirituale futura.
Dio allora si era reso introvabile.
C’era un punto nero
Dov’era confluita la mia sorte
Che restava lì
Inchiodata
Fin quando il tempo
Non venga riassorbito dall'eternità.


23:41



La marea - Antonin Artaud

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Nel prolungamento infinito della marea
Udiremo sotto le alberature che si gonfiano
Le viole dei cieli che riempiono le ombre
Del battito degli astri dilatati.

Il vento soffiando nella caverna adamantina
Dove vira il cristallo de l’albero delle madrepore
Farà girare sulla soglia intrisa dei nostri pori
L’inaspettato smalto di un altro firmamento.

Qui io voglio piantare una penna viva.
Che sui vostri volti scintillanti inscriva
Miraggi marini, il segno che vi rende
La libertà nei pascoli del mio sangue.


23:37



Giardino nero – Antonin Artaud

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Scorrete fiumi del cielo nei nostri petali neri.
Le ombre hanno riempito la terra che ci regge.
Aprite le nostre strade al carreggio delle vostre stelle.
Illuminateci, scortateci con le vostre schiere,
Legioni argentine, lungo la strada mortale
Dove ci incamminiamo al centro della notte.
Così il giardino parla in riva al mare.
Ed il gelido metallo delle vostre sante colonne
O steli ha vibrato. Ecco la notte che offre
La chiave universale delle sue porte di corno
Alle anime liberate che esalano.


23:29



Giardino nero – Antonin Artaud

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Ora si sono schiusi dalle terre della morte
Questi fiori che da un lungo sforzo di sogni ha sparso
Con la cenere e l’immateriale fumo
Di un’aiuola di iris notturni sfogliati
Uno dopo l’altro come ore tenebrose
Entro le corrente di un’ultima e terribile stagione
Dalle acque nere. I lenti diamanti dell’ora
Hanno brillato luminosi, strana
Illuminazione del sole sconvolto.
I gigli hanno dissipato l’oscuro accumulo
Del bel giardino dove si infrange la marea
E il gelido metallo delle vostre sante colonne
O steli ha vibrato. Ecco la notte che offre
La chiave universale delle sue porte di corno
Alle anime liberate che esalano.


23:25



Marea - Antonin Artaud

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Marea palpitante, marea piena di corpi,
Di ossa mormoranti, di sangue, di polveri squamose,
Di luci frantumate, di conchiglie stellari,
Santa marea che raduni i corpi.

Marea profonda, astri girevoli,
Schiuma, carne, specchi dove si riflettono gli angeli,
Fumi, fumi dalle volute strane
Dove trascorrono specchi di orizzonti erranti.

Marea magica, marea dolce,
Marea che pensi, marea nel cielo,
Angelica marea, marea essenziale,
Marea grondante, marea saggia
Che ci rendi il santo e il mago,

Marea sorda, marea che scompigli il cielo,
Marea che covi, marea gonfia di tempeste,
O polvere magica, marea plasmata d’angeli,
Marea spirituale, marea intessuta di carne,

Marea disegnata come nuvola
Che da sotto illumina,
Mondo, sfera, astro, luce,
Grani di polvere, diamanti,
Marea potente, marea vasta,

Marea come nuvola rotonda,
che raduni gli orizzonti,

Ricomponi tra noi la dispersione dei corpi,
Marea vivente, o tu che la cenere incomparabile
Dei mondi passati attraversa con le sue favole,
Formicolante di mondi rinascenti senza sosta

Riplasma con le tue mani la sabbia friabile
Trafiggici con le tue criniere di sangue.

Agosto 1922


15:23



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    Silenziofila, misofoba, eccessivamente selettiva, solitaria, paranoica, perfezionista. Amo: i libri, il suono fragile del violino, la notte, il suono delle parole greche, Egon Schiele, l'erotismo, le spine iliache sporgenti, le foto in bianco e nero. Odio: le leggi, le etichette sociali, le persone irose, la televisione, invecchiare.
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