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Primavera nera
Io sono lo spazio nero in cui irrompono le gemme con angoscia - Henry Miller -
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Rotterdam

My photos, My poetries, Pensieri nel vento, Rotterdam 2 commenti

Spazio e geometrie si alternano
Gli occhi si perdono nella vastità
Curiosi
Trovano riposo tra i riflessi sull'acqua
Quando il sole si spegne
Dietro splendidi orizzonti


22:41



Capitalismo

My poetries, Pensieri nel vento 0 commenti

Sono un oca ingozzata di denaro
Con i piedi inchiodata al suolo
Vomito frasi ferree per rigurgitare sul capitalismo estremo
Padroni con meretici,
Mille volte puttana per un viso donato
Sporco
Registro le vibrazioni su corde vocali
Ripetizioni infinite per umiliazioni quotidiane
Tu che schiava rifuggi da ingranaggi
Schiacciata muori
Con un cuore donato da amore vuoto
Quotidiano


23:40



8 maggio 2016

Heart, Pensieri nel vento 0 commenti

Grandi gocce di rugiada scorrono giù da gli angoli, gli occhi sono fiori appassiti carichi di acqua il cui peso diviene insostenibile. Ogni lacrima porta dentro una ferita impossibile da vedere a chi non l’ha generata. 
Il luogo di consolazioni e discordie è il letto su cui la luce del mattino porta energie per nuove albe, l’oscurità della sera rivela solo la tristezza in cui affoga l’irrisoluzione quotidiana.
Emerge sempre la  ferita dell’abbandono in una terra sconosciuta, il taglio netto con le ancestrali energie, il susseguirsi di parole che divengono solo grovigli con le lacrime. 
Provo a scioglierle portandole al Tuo orecchio, scivolano sul pavimento poiché sei impenetrabile. Tra le mie mani, che ansiose le raccolgono, divengono sempre più scure. Ho le mani imbrattate e il cuore colmo di lacrime, pronto a spingerle in ogni cellula, galvanizzandole con tutto il suo malessere. 
Durante questa mia sottile attività, crolli nel buio, finché sospeso fra tele oscilli tra il vuoto e le tue ragioni. 
Resto sveglia a dilaniare gli occhi con lame, a martoriarli, per impedirgli di vedere la distruzione del castello rutilante della nostra vita. Scaglierei tutta la rabbia che hai innescato in me, la butterei fuori come fiamme di drago, ma ho solo lacrime. Nient’altro.
Ti donerei gli strumenti per recidere e liberarti da cordoni che ti vincolano, condizionano. Hai la mente dentro un loop ossessivo, il frastuono che produce non fa sentire altro.
Sei un bruco cristallizzato dentro la sua crisalide. Hai arrestato ogni processo, hai travolto tutto con il bolo dell’insano lavoro. Hai travolto i nostri abbracci, hai travolto il nostro amore.
Hai travolto le palpebre costringendole ad una chiusura serrata, cieco vivi. Non vedi neppure la lenta morte a cui mi stai condannando. A cui condanni te stesso.


02:06



Pensieri nel vento 0 commenti

Fuori piove, le nubi spostandosi producono dei tuoni. L'acqua che cade e tocca le cose mi mette tristezza,mentre gli uccelli chiamano ancora primavera con il loro canto.


16:48



Pensieri nel vento 0 commenti

La prima regola per controllare l'uomo è la paura.  Lo sa bene la chiesa che ne ha fondato un impero, lo sa ancora meglio ogni stato che ha schiavizzato e meccanizzato ogni essere.


21:43



Pensieri nel vento 1commenti

Gli dei scagliano luppolo su gli uomini infelici
L'amarezza della vita ritrovata in un bicchiere


21:39



Pensieri nel vento 0 commenti

Incomprensione. Empatia mancante e rabbia che vorrebbe vetro tra le mani e poi uno stringere forte forte. Sangue a colare tra le dita e riempire gli occhi di un solo colore.


21:45



Pensieri nel vento 0 commenti

Il volto spaccato da lacrime, Re dell'egoismo si muove intorno a me senza toccarmi. Ho le ossa di polvere sotto fardelli quotidiani che non vogliono essere condivisi.
Il sonno si avvicina ma non posso fornirgli abbastanza nettare per farlo albergare in me per pochi istanti. Non mi è concessa libertà alcuna. Non posso leggere, non posso riposare.
Il Re dell'egoismo non presta neppure attenzione, ha occhi solo per vedere le azioni che comportano riduzione di energia delle sue esclusive attività.
La stanchezza si tramuta, l'arteria irosa si libera dopo una lunga chiusura. Scivola il sangue sulla parete di candido silenzio. Incomprensibile candore fecale.
Con mani infelici provo a raccogliere il fluido, rosso sfugge fra le dita.
Brandelli farei di ogni cosa intorno, sentire rumore per coprire silenzi.
Un feto abbandonato tra strade di assurda calma estiva. Una scarpa rotta impedisce un itinerario indeciso.
Solitudine estrema.
Tornare nell'alcova e desidermi morta.
Perle nere rotolano dagli angoli, accarezzano il viso come acidi. Domattina il volto sarà trasformato dai solchi, occhi non vedranno se non la propria stanchezza ed un riposo rubato da singhiozzi notturni.

Ametista
14/7/2015


00:21



Pensieri nel vento 0 commenti

Il volto spaccato da lacrime, Re dell'egoismo si muove intorno a me senza toccarmi. Ho le ossa di polvere sotto fardelli quotidiani che non vogliono essere condivisi.
Il sonno si avvicina ma non posso fornirgli abbastanza nettare per farlo albergare in me per pochi istanti. Non mi è concessa libertà alcuna. Non posso leggere, non posso riposare.
Il Re dell'egoismo non presta neppure attenzione, ha occhi solo per vedere le azioni che comportano riduzione di energia delle sue esclusive attività.
La stanchezza si tramuta, l'arteria irosa si libera dopo una lunga chiusura. Scivola il sangue sulla parete di candido silenzio. Incomprensibile candore fecale.
Con mani infelici provo a raccogliere il fluido, rosso sfugge fra le dita.
Brandelli farei di ogni cosa intorno, sentire rumore per coprire silenzi.
Un feto abbandonato tra strade di assurda calma estiva. Una scarpa rotta impedisce un itinerario indeciso.
Solitudine estrema.
Tornare nell'alcova e desidermi morta.
Perle nere rotolano dagli angoli, accarezzano il viso come acidi. Domattina il volto sarà trasformato dai solchi, occhi non vedranno se non la propria secchezza ed un riposo rubato da singhiozzi notturni.

Ametista
14/7/2015


00:21



My poetries, Pensieri nel vento 0 commenti

16 Aprile 2015

Meretrici del lavoro
Corpi vuoti replicanti si muovono
Verso pseudo retribuzioni
La testa riversa nel nulla ogni pensiero creativo
Sterilizzazione mentale, altro non è il lavoro di oggi
Esseri incapaci ad articolare parole della lingua universale
Si esprimono in grugniti linguistici
Salendo le scale della carriera




19:06



Pensieri nel vento 1commenti

La tristezza dell'immobilità mentale
Ha partorito  una senescenza indesiderata


18:19



My poetries, Pensieri nel vento 0 commenti

Rabbia indigesta si tramuta in marcio sconforto
L'incapacità di render valido un valore
La capacità di flettersi più di un fuscello al passaggio del vento
Sono spezzata dentro
Rotta da sassi lanciati sulle ossa


16:18



Pensieri nel vento 0 commenti

Sono trascorsi molti mesi di silenzio, ho ignorato le mie lacrime interiori per non fermare una giostra che stava partendo. Ho smesso di ascoltare per non crollare. Per non ledere una finta integrità. 

Ho reciso le corde vocali per annullare ogni vibrazione che permettesse ai suoni di uscire dal corpo. Non so cosa ne ho ottenuto, lo scoprirò quando il distacco dagli anni vissuti mi consentirà di vedere in modo limpido.
Scrivere mi provoca un eccesso di dolore, soprattutto quando nella notte un turbinio di lettere urta nella testa, fracassa la teca cranica. Allora mi stringo dentro l’abbraccio di un corpo caldo che da mesi mi accompagna, il respiro come un mantra mi tiene ferma al suolo. 
È questo forse ciò che ho ottenuto, la stabilità fisica di due corpi. 
Manca tanto però affinché la mia vita funzioni.
Il lavoro incerto e mai programmato dovrebbe esser sostituito da quanto desidero da tempo. Svolgere il lavoro per cui ho studiato è una grande fortuna al giorno d’oggi ma non tollero una forma lavorativa definita “accessoria”, che non è altro che la ridicolizzazione dello sforzo umano fisico, intellettuale e creativo.
Ho un rifiuto ogni qualvolta esco da casa per affrontare la giornata, nell’entrare in contatto con la disorganizzazione dalle fattezze umane. 
Voglio di più, l’ambizione mi muove. 
Nell’anno che verrà mi voglio lavorativamente soddisfatta. Ho cambiato città per raggiungere chi amo, ma non basta l’affetto umano per mettere ogni cosa al suo posto.
Crearsi le possibilità è la via da percorrere, fin quando il lavoro non produrrà io resterò immobile in attesa di aprire la mente a nuovi studi.

31 Dicembre 2014




18:02



La favola dello scorpione e della rana

Pensieri nel vento 0 commenti

Due sere fa mi hai raccontato la favola della rana e dello scorpione, non ricordavi bene se si trattava di una rana o tartaruga. Meravigliato della mia non conoscenza e dispiaciuto per il mio malessere, mentre stavo a te abbracciata nel nostro letto, hai iniziato a raccontare ed io a far cadere lacrime dagli occhi.
Mi hai detto di uno scorpione che chiede aiuto per attraversare il fiume, ma la sua richiesta viene dapprima rifiutata poiché la rana teme di esser punta. Successivamente riesce a convincere la rana dicendo che senza di essa non potrebbe attraversare, dunque la rana accetta di portarlo con sé ma a metà della sponda lo scorpione punge l'animale che le ha prestato aiuto.
La rana chiede prima di morire perché lo ha fatto e lo scorpione risponde "E' nella mia natura", condannando così entrambi alla morte certa.


14:56



Pensieri nel vento 0 commenti

Non è un blog dimenticato, è solo un posto in cui le parole non trovano forza di aderire, perchè tenacemente ancorate vivono nella mente logora dalle riflessioni


14:49



Pensieri nel vento 1commenti

Ritrovarsi a valutare ferri da stiro ed assi è un grave segno. Io che mai avrei pensato di maneggiare con serietà una piastra rovente e comporre in geometriche simmetrie camicie inamidate.
Non può che essere il profondo amore a spingermi nei meandri di fantasie tanto bizzarre.


00:14



Heart, Pensieri nel vento 0 commenti

Abbandonerò il mio letto, lo stato larvale in cui mi trasformo la notte sotto il peso di calde coperte. Avremo un letto grande ma fusi in abbracci occuperemo lo spazio di un solo corpo.
La certezza di averti ogni notte cancellerà le lacrime tristi, compagne non volute di ogni separazione, sigillo salino dei ritorni a casa.


23:44



Heart, Pensieri nel vento 0 commenti

Mi sento la moglie di un marinaio, 
ho barattato con il tempo un mese di attesa per 
un giorno in più vicino a te


23:58



La magrezza è il solo magnete

Body, Books, Immagini, Letteratura, Pensieri nel vento 1commenti

Recensione del libro 
Il cacciatore di anoressiche di Marco Mariolini

Mi sono interessata alla storia di Mariolini dopo aver visto “Primo amore”, film di Matteo Garrone. 
Marco Mariolini non è uno scrittore, lo precisa più volte nelle pagine del suo unico libro, ma è un uomo che rivela la sua personalità più oscura e mediante la scrittura emergere un grido di aiuto. Molti definiscono Il cacciatore di anoressiche un libro di autodenuncia, nel leggere io sento solo l’urlo disperato di un uomo che con lucidità vede ed esamina una parte di sé che non riesce zittire, a domare. 
La narrazione inizia con i ricordi più remoti dell’infanzia, con la descrizione dell’ambiente familiare, il ruolo soffocante della madre la quale teneva sotto controllo casa e figli, le esagerate aspettative scolastiche nei confronti di un figlio che primeggiava in classe. 
Marco cresce e l’attrazione verso corpi scarni si manifesta più marcatamente nell’adolescenza, indistintamente sulla sessualità. La magrezza è il solo magnete. 
Successivamente l’interesse ricade su soggetti femminili e così conosce la futura moglie. Pur avendo un peso non ridotto la sposa concordando un dimagrimento. In quel periodo divine un antiquario economicamente agiato, riesce ad avere due figli ma la vita sessuale con la propria moglie si riduce drasticamente perché solo un corpo veramente magro riesce a procurargli l’eccitazione. 
Ci sono altre donne di cui egli è attratto, con alcune ha storie più o meno brevi, l’unica costante è il peso, il poter vedere l’apparato scheletrico, il percorso venoso. 
Mariolini inizialmente non conosceva bene l’anoressia, identificava quelle donne come semplicemente magre, racchiudendole in un profilo psicologico che definisce tipico della malattia. 
Considera la propensione verso donne magre una perversione. Cerca una cura, frequenta psicologi e psichiatri, talvolta con ricoveri spontanei in reparti di psichiatria. 
Nella costante ricerca di donne rispecchianti i suoi canoni di peso conosce Monica, nel libro viene chiamata Barbara. Anche lei come la moglie non è abbastanza magra ma tra i due si sviluppa un vero rapporto amoroso. Concordano insieme il dimagrimento ma lo svolgimento della storia ha la conclusione tristemente conosciuta. 
Mariolini autodefinisce una perversione l’attrazione verso la magrezza, ad indurlo ad associarla al senso di patologico è un senso di colpa derivante dall’educazione materna ferrea. 
Ne sono la dimostrazione le esperienze con alcune donne che vengono raccontate nella parte finale, in cui sopraggiunge sempre un senso di frustrazione e bisogno di consolazione. 
Monica era ancora in vita quando il libro venne pubblicato, sarebbe stato interessante ampliare l’ultima edizione con intervista o un resoconto su quanto accaduto. 


16:05



Pensieri nel vento 0 commenti

Un puzzle di parole, pezzi di me che non voglio smarrire, li sto arginando in recinti di carta. Adesso le gambe sono ferme, infossate in sabbie mobili, devo farlo prima che la vita possa tornare a rapirmi.


00:12



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    Ametista
    Silenziofila, misofoba, eccessivamente selettiva, solitaria, paranoica, perfezionista. Amo: i libri, il suono fragile del violino, la notte, il suono delle parole greche, Egon Schiele, l'erotismo, le spine iliache sporgenti, le foto in bianco e nero. Odio: le leggi, le etichette sociali, le persone irose, la televisione, invecchiare.
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