Gli occhi si perdono nella vastità
Curiosi
Trovano riposo tra i riflessi sull'acqua
Quando il sole si spegne
Dietro splendidi orizzonti
Sono un oca ingozzata di denaro
Con i piedi inchiodata al suolo
Vomito frasi ferree per rigurgitare sul capitalismo estremo
Padroni con meretici,
Mille volte puttana per un viso donato
Sporco
Registro le vibrazioni su corde vocali
Ripetizioni infinite per umiliazioni quotidiane
Tu che schiava rifuggi da ingranaggi
Schiacciata muori
Con un cuore donato da amore vuoto
Quotidiano
Grandi gocce di rugiada scorrono giù da gli angoli, gli occhi sono fiori appassiti carichi di acqua il cui peso diviene insostenibile. Ogni lacrima porta dentro una ferita impossibile da vedere a chi non l’ha generata.
Il luogo di consolazioni e discordie è il letto su cui la luce del mattino porta energie per nuove albe, l’oscurità della sera rivela solo la tristezza in cui affoga l’irrisoluzione quotidiana.
Emerge sempre la ferita dell’abbandono in una terra sconosciuta, il taglio netto con le ancestrali energie, il susseguirsi di parole che divengono solo grovigli con le lacrime.
Provo a scioglierle portandole al Tuo orecchio, scivolano sul pavimento poiché sei impenetrabile. Tra le mie mani, che ansiose le raccolgono, divengono sempre più scure. Ho le mani imbrattate e il cuore colmo di lacrime, pronto a spingerle in ogni cellula, galvanizzandole con tutto il suo malessere.
Durante questa mia sottile attività, crolli nel buio, finché sospeso fra tele oscilli tra il vuoto e le tue ragioni.
Resto sveglia a dilaniare gli occhi con lame, a martoriarli, per impedirgli di vedere la distruzione del castello rutilante della nostra vita. Scaglierei tutta la rabbia che hai innescato in me, la butterei fuori come fiamme di drago, ma ho solo lacrime. Nient’altro.
Ti donerei gli strumenti per recidere e liberarti da cordoni che ti vincolano, condizionano. Hai la mente dentro un loop ossessivo, il frastuono che produce non fa sentire altro.
Sei un bruco cristallizzato dentro la sua crisalide. Hai arrestato ogni processo, hai travolto tutto con il bolo dell’insano lavoro. Hai travolto i nostri abbracci, hai travolto il nostro amore.
Hai travolto le palpebre costringendole ad una chiusura serrata, cieco vivi. Non vedi neppure la lenta morte a cui mi stai condannando. A cui condanni te stesso.
Fuori piove, le nubi spostandosi producono dei tuoni. L'acqua che cade e tocca le cose mi mette tristezza,mentre gli uccelli chiamano ancora primavera con il loro canto.
La prima regola per controllare l'uomo è la paura. Lo sa bene la chiesa che ne ha fondato un impero, lo sa ancora meglio ogni stato che ha schiavizzato e meccanizzato ogni essere.
Gli dei scagliano luppolo su gli uomini infelici
L'amarezza della vita ritrovata in un bicchiere
Incomprensione. Empatia mancante e rabbia che vorrebbe vetro tra le mani e poi uno stringere forte forte. Sangue a colare tra le dita e riempire gli occhi di un solo colore.
Il volto spaccato da lacrime, Re dell'egoismo si muove intorno a me senza toccarmi. Ho le ossa di polvere sotto fardelli quotidiani che non vogliono essere condivisi.
Il sonno si avvicina ma non posso fornirgli abbastanza nettare per farlo albergare in me per pochi istanti. Non mi è concessa libertà alcuna. Non posso leggere, non posso riposare.
Il Re dell'egoismo non presta neppure attenzione, ha occhi solo per vedere le azioni che comportano riduzione di energia delle sue esclusive attività.
La stanchezza si tramuta, l'arteria irosa si libera dopo una lunga chiusura. Scivola il sangue sulla parete di candido silenzio. Incomprensibile candore fecale.
Con mani infelici provo a raccogliere il fluido, rosso sfugge fra le dita.
Brandelli farei di ogni cosa intorno, sentire rumore per coprire silenzi.
Un feto abbandonato tra strade di assurda calma estiva. Una scarpa rotta impedisce un itinerario indeciso.
Solitudine estrema.
Tornare nell'alcova e desidermi morta.
Perle nere rotolano dagli angoli, accarezzano il viso come acidi. Domattina il volto sarà trasformato dai solchi, occhi non vedranno se non la propria stanchezza ed un riposo rubato da singhiozzi notturni.
Ametista
14/7/2015
Il volto spaccato da lacrime, Re dell'egoismo si muove intorno a me senza toccarmi. Ho le ossa di polvere sotto fardelli quotidiani che non vogliono essere condivisi.
Il sonno si avvicina ma non posso fornirgli abbastanza nettare per farlo albergare in me per pochi istanti. Non mi è concessa libertà alcuna. Non posso leggere, non posso riposare.
Il Re dell'egoismo non presta neppure attenzione, ha occhi solo per vedere le azioni che comportano riduzione di energia delle sue esclusive attività.
La stanchezza si tramuta, l'arteria irosa si libera dopo una lunga chiusura. Scivola il sangue sulla parete di candido silenzio. Incomprensibile candore fecale.
Con mani infelici provo a raccogliere il fluido, rosso sfugge fra le dita.
Brandelli farei di ogni cosa intorno, sentire rumore per coprire silenzi.
Un feto abbandonato tra strade di assurda calma estiva. Una scarpa rotta impedisce un itinerario indeciso.
Solitudine estrema.
Tornare nell'alcova e desidermi morta.
Perle nere rotolano dagli angoli, accarezzano il viso come acidi. Domattina il volto sarà trasformato dai solchi, occhi non vedranno se non la propria secchezza ed un riposo rubato da singhiozzi notturni.
Ametista
14/7/2015
16 Aprile 2015
Rabbia indigesta si tramuta in marcio sconforto
L'incapacità di render valido un valore
La capacità di flettersi più di un fuscello al passaggio del vento
Sono spezzata dentro
Rotta da sassi lanciati sulle ossa
Sono trascorsi molti mesi di silenzio, ho ignorato le mie lacrime interiori per non fermare una giostra che stava partendo. Ho smesso di ascoltare per non crollare. Per non ledere una finta integrità.
Ritrovarsi a valutare ferri da stiro ed assi è un grave segno. Io che mai avrei pensato di maneggiare con serietà una piastra rovente e comporre in geometriche simmetrie camicie inamidate.
Non può che essere il profondo amore a spingermi nei meandri di fantasie tanto bizzarre.
Abbandonerò il mio letto, lo stato larvale in cui mi trasformo la notte sotto il peso di calde coperte. Avremo un letto grande ma fusi in abbracci occuperemo lo spazio di un solo corpo.
La certezza di averti ogni notte cancellerà le lacrime tristi, compagne non volute di ogni separazione, sigillo salino dei ritorni a casa.
Un puzzle di parole, pezzi di me che non voglio smarrire, li sto arginando in recinti di carta. Adesso le gambe sono ferme, infossate in sabbie mobili, devo farlo prima che la vita possa tornare a rapirmi.

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