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Primavera nera
Io sono lo spazio nero in cui irrompono le gemme con angoscia - Henry Miller -
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Heart, Pensieri nel vento 0 commenti

Mi trafiggi il cuore con spilli.


22:16



Books 0 commenti

L'abbandono che sento. Ora. Dopo quanto è successo. Il senso d'esserne vittima. D'essere orribile. L'amplificazione a dilatarmi la solitudine. Diventa una macchia indelebile. La vesti quasi fosse il tuo abito della domenica. Quello coi nastri nel collo. T'appende. T'impicca lontano da tutti. Nel regno dei crocifissi. Hai il marchio. Quasi fossi una vacca da carne in attesa del boia che ti costringe in ginocchio. Ti spara alla testa. Senti ciò che per te è stato scelto. Nascere e sentire in maniera costante la morte. E non sai se sei nata. Se non è mai successo. Sai solo una cosa per certo. Dovrai soffrire per sempre moltissimo. Tu sei il prescelto con la sensibilità devastante. Qualsiasi cosa succeda la sentirai il doppio. Qualsiasi cosa tu veda la vedrai in modo perfetto. Distorta quel tanto che basta per andare oltre alla forma. Sai tutto. Conosci il dettaglio. Non puoi negarti. Neppure un po' illuderti. Hai un programma che t'hanno installato quando eri nel ventre. Per raddoppiarti l'ascolto. Ti parla qualcuno alle orecchie. Ti dice come stanno le cose. Per filo e per segno. Hai una lucidità che t'acceca speranze. Per questo poi se ti pensi contrapponi a ogni cosa il suo opposto. Per compensare la lucidità con la nebbia. Sai tutto. Sai tutto. Sai tutto dio cristo. Sei uscita dalla fica. E’ successo. Hai appreso ogni cosa in pochissimo. Ho cercato d'illudermi. Ora smetto di farlo. Perché credevo realmente alla rinuncia. Che fosse possibile appendere al chiodo le armi. Un po' arrendersi a questa lotta che è l'esistenza. Chiudere gli occhi. Dirsi ora smetto. Smetto con la sofferenza. Anestetizzo la mente. Mi metto a posto. Entro nel mio rifugio e poi attendo il completamento del mio passaggio. Mi trovo un uomo come fanno le altre e dimentico. Dimentico il destino bastardo che mi ha distrutto strappandomi tutto. Ridotto a un niente. L'accetto. Cos'altro mi aspetta. Dai forza dimmelo. Se mi chiedi cosa provo rimango in silenzio. Sto zitta. Ti guardo per ore e vorrei solo mi trasformassi. Cancellassi la storia. Ridisegnassi ogni cosa dal giorno del parto in cui sono uscita. Nell'aria. Gridando. Non sono cattiva. Nemmeno meschina. Ho la violenza di chi sa pensarsi. Perché questa vita è un revolver che ti devasta la faccia.

Revolver - Isabella Santacroce


11:52



Pensieri nel vento 0 commenti

Alga fluttuante nell'acqua di un mare disperato, viscide mucillagini sono i pensieri, scivolano come carezze aspre, intonano i canti di sirene addolorate.
Tre colori a raschiare gli occhi: nero, grigio, rosso. Tutti cullati dall'ovario carnoso di una bacca deiscente. Gonfia, isterica e angosciata spruzza semi sulla terra infeconda, infetta di vita. Non cotiledoni si apriranno al sole violento ma palpebre che coprono occhi, occhi giganti, occhi feriti, con nervi ottici radicati nella terra.


00:28



Books, Letteratura 0 commenti

Non c'era scampo. Solo il suicidio. Ho cominciato a meditarci sul serio. La corda. Il grilletto. Il soffitto. Overdose di psicofarmaci. Il polso. Lametta. Sangue nell'acqua. Tra le vene uno squarcio. Fornelli. Testa nel forno. Gas nella bocca. Tubo di scappamento. Le tempie. Pistola. Proiettile. Un lancio. Balconi. Di sotto. Il ponte. Annegarsi. Le macchine. Buttarsi nel traffico. La scossa. La vasca. La radio che cade. Il phon per capelli. Bel cappio. Serranda. Mettevo lo smalto alle unghie ragionando tranquilla. Quasi riflettessi su cosa comprarmi da mettere.

Revolver - Isabella Santacroce


23:38



Books, Letteratura 0 commenti

Una guerriglia di panico. Mi prendeva alla gola. La faceva restringere. Rimaneva al suo posto un buchetto ridotto. Un diametro appena visibile. La saliva faticava a passarci. S'attaccava al palato costringendo il respiro a bloccarsi. Aspettare il momento propizio per espandersi fino alle labbra. Bevevo acqua con la cannuccia per pulirmi la bocca. M'allagava la lingua. S'arrestava alla diga dei denti. Scivolava infiltrandosi tra le fessure bagnandomi il mento. Avevo il respiro con la gobba nel centro. Non s'allungava. S'ammassava sovrapponendosi in un punto. Volevo chiamare un'ambulanza. Farmi portare via con la barella. Volevo il boccaglio. L'ossigeno. Il massaggio cardiaco. Il cuore calciava contro una tetta. M'avrebbe fatto saltare il capezzolo.

Revolver - Isabella Santacroce


23:36



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"Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello"


16:23



Arte, Immagini 0 commenti


Quadro di Erika Kuhn


12:32



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    Silenziofila, misofoba, eccessivamente selettiva, solitaria, paranoica, perfezionista. Amo: i libri, il suono fragile del violino, la notte, il suono delle parole greche, Egon Schiele, l'erotismo, le spine iliache sporgenti, le foto in bianco e nero. Odio: le leggi, le etichette sociali, le persone irose, la televisione, invecchiare.
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