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Primavera nera
Io sono lo spazio nero in cui irrompono le gemme con angoscia - Henry Miller -
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Da tre settimane ho prurito al braccio, esattamente nel punto in cui si piega. 
Poiché credo nei messaggi del corpo, nella non casualità di un disturbo che si ripete, ne ho cercato il significato e posso solo confermare.

Ogni Sintomo è un Messaggio - Claudia Rainville


22:53



Amorino - Isabella Santacroce

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"Nel sangue c’è il sapore della quiete."

"Dal diario di Annetta Stevenson Minster Lovell, 7 novembre 1911, ore 02,05

Ho fame di uomini, devo stringere le gambe, vedo le cicatrici nei fiori. Ho bisogno di sporco, ho bisogno di colare, fatemi diventare un fiume. Ho bisogno di unghie, di vedere il dolore. Il dolore è sporco, adesso ti sporco di dolore, vieni qui che ti sporco di dolore. Voglio prendere tutto, straziare. La mia pelle è la lapide della mia fica. La mia fica è una lama che taglia l’amore. La fica taglia l’amore. Devo tagliare l’amore. Io strozzo l’amore. Voglio strozzare testicoli, ho le vene che gridano. Fatevi mangiare, ho troppo vuoto dentro, è il diavolo che piange. Il male non riempie, divora. Soffiano le ali sul mio collo, le voci mi strappano le orecchie. Non ho paura, ho il cuore pieno di coltelli. La follia mi sta mordendo la testa, sono vorace. La voracità mi sta straziando la testa. Devo infilare la testa nelle serrature del peccato, bere il sudiciume. Ho sete, adesso bevo il sudiciume. La sedia mi spinge. Una fessura si sta aprendo. Dice: entreranno."

"Come sarebbe avere una quiete liscissima, tutta di luce, dove nulla di me si trasforma, e non diventa di ferro l’amore."

"È stato ancora nel buio che il mostro che sono è risorto, ero carne che morde voragini colme di strazio, e cercavo correndo nel male più sporco, il candido di un bacio felice."

"Nei sorrisi teneri, nell’imbarazzo degli incontri amorosi, nella timidezza arrossente, io vedo la miseria umana."

"Mi divido come pane nelle mani di chi mangia, si alterna al mio sorriso il ghigno, la dolcezza al desiderio di massacri, l’aurora a un tramonto devastato dalla furia, l’angelo piangente al mostro urlante, e io m’innalzo sulle punte del delirio."

"Il nostro amore è un teatro orrorifico."


22:17



Vaticano

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23:43



Man - Steve Cutts

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MAN from Steve Cutts on Vimeo.



11:49



Heart, Pensieri nel vento 0 commenti

Le tenerezza dei tuoi baci, delle tue mani sfiorarmi i capelli, impregna occhi ed animo di una serenità sentimentale rara. Di baci la tua carne tocco anche nella quiete notturna, i battiti trovano equilibrio udendoti respirare. 
Ti chiedo la carne, di ancorarmi a te, perdermi e aggrapparmi in lenzuola. Imploro pietà ma sono desiderosa di ulteriore perdizione. Ti inoltri nella fradicia eccitazione in cui la verga recita preghiere, spara contro razionalità rinchiuse nella teca cranica. Padrone incontestabile di ogni orifizio, cancelli con candido fluido il dolore della lontananza. Divengo vibrazione, carne liquefatta che ti circonda, ti sovrasta o che si inchina per accoglierti. Ogni mio gesto la dimostrazione della devozione assoluta a te rivolta. Rosari interi scorrono sulle mie labbra traducendo in non parole, in suoni, la stretta possessione di cui vai fiero.
Durante i giorni giacenti sul nastro dell'attesa riempi bicchieri in mio onore, ci sussurriamo sconcezze, mischiamo i gemiti lontani. 
Ora che sono tornata a casa trattengo nella testa la meraviglia che vedo sempre nei tuoi occhi, la fine e delicata pelle con cui necessito contatto.

Mi hai stupita chiedendomi di venire tra la tua famiglia. Assalita da paura ero restia ad i contatti familiari, ho temuto domande, sguardi eccessivi. Avrei avuto te accanto e nulla da temere, ma l'ho capito solo dopo, varcando la porta delle tua casa vista in frammenti tra le chiamate.
Mi ha imbarazzata la curiosità dei tuoi genitori solo per pochi istanti, rassicuranti sono state le tue attenzioni. 
Continuo a vedere la scena di noi due sul divano, tua madre alla tua destra e le tue mani poggiate sulle nostre schiene, mentre scorre chissà quale pensiero nella tua mente ermetica.





11:45



Ecco l'impero dei sensi - Nagisa Ōshima

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21:37



Pensieri nel vento 1commenti

Non ho mai avuto buoni propositi per un nuovo anno: nessun elenco con pesi da raggiungere, palestre a cui iscrivermi, libri da finire, libri da scrivere, luoghi da visitare. Ho pensato che la sola necessità da soddisfate è un'anima affamata a cui ho dato come alimento il meno del necessario, ma non mi prometto nulla. Le promesse non riesco a mantenerle, non sono altro che una forzatura.
Più che una promessa è una preghiera a me stessa quella che faccio. Mi chiedo di salvarmi da un lavoro in cui non esistono interruzioni settimanali, ricevo quindici giorni di ferie strappate, subisco l'umiliazione di esser scambiata per una ragazzetta, peggio ancora la figlia di colui che si spaccia per dottore, vanificando il valore di chi una laurea l'ha conquistata. Mi ammalerò di rabbia repressa per un datore di lavoro che mi contraddice sconoscendo gli effetti farmacologici del Ginkgo biloba su trombossano e leucotrieni. Dovrei tacere io che un lavoro ce l'ho seppur con fittizzia pusta paga e retribuito con 500 miseri euro.
Il lavoro quello di A. è terminato con un bel contratto in scadenza a natale. Doppio regalo, perchè era anche il suo compleanno.
Si tratta solo di ciò che è successo alla fine di un disastroso anno.
Il malessere di mia nonna, prima mentale e poi fisico, è terminato mentre si avvicinava ad un periodo di benessere senile. A due mesi dalla sua assenza trovo difficile accettare di di saper vuota la sua casa, di non sentire il rumore delle vecchia singer, di non trovarla più a rammentare qualcosa dal passato.
Inframmezzandosi ai malesseri di mia nonna è arrivata la rickettsiosi di Alice, una morte incomprensibile scampata per un soffio. Una bambina di nove anni in stato comatoso per giorni in ospedale trascina il cuore in un angolo di dolore. Le speranze erano affievolite ma la guarigione è arrivata, con lentezza.
È stato un anno troppo duro con noi, ha attaccato ciò di più caro abbiamo: la famiglia.
Alla malattia e alla morte non si scappa ma sul resto possiamo lavorare. Possiamo ribaltare situazioni schiaccianti, riconquistare ciò per cui abbiamo faticato, riprendere percorsi personali, lasciarci condurre lontano senza condizionamenti, per poter essere ciò per cui si è lavorato. Bisogna camminare sul proprio percorso, mai su quello altrui. Il temere rischi ancora e spinge sul terreno dell'inerzia.


10:31



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    Silenziofila, misofoba, eccessivamente selettiva, solitaria, paranoica, perfezionista. Amo: i libri, il suono fragile del violino, la notte, il suono delle parole greche, Egon Schiele, l'erotismo, le spine iliache sporgenti, le foto in bianco e nero. Odio: le leggi, le etichette sociali, le persone irose, la televisione, invecchiare.
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